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Comune di Gemona del Friuli


GLI SPORT PRATICABILI

L’esistenza di Gemona del Friuli viene menzionata da Paolo Diacono nella sua “Historia Langobardorum”, il quale riporta che nel 611 era considerato un castello inespugnabile.

Nel 1976 fu devastata dai terremoti del 6 maggio (quasi 4000 morti) e del 15 settembre, che provocarono il crollo di una parte del duomo, punto di riferimento per l’intera città, e del castello, attualmente in ricostruzione. Molti crolli furono favoriti dall’età avanzata degli edifici, che erano stati risparmiati dalle devastazioni delle guerre mondiali. Dopo il terremoto venne riedificata completamente con criteri antisismici.

È il comune più importante di un territorio che prende il nome di “Gemonese”, alle pendici delle Prealpi Giulie, comprendente i comuni di Artegna, Bordano, Buja, Montenars, Osoppo, Trasaghis e Venzone.
Il territorio comunale comprende zone geograficamente molto diverse: dalla pianura delle borgate di Campo Lessi, Taboga e Campagnola, a quelle più collinari di Ospedaletto e Stalis, per poi raggiungere una vasta area delle Prealpi Giulie. In quest’area infatti il territorio diventa montagnoso e il clima caratteristico delle zone di montagna. All’interno del Comune scorre il torrente Vegliato che, percorso la base del monte Cjampon, giunge fino alla zona pianeggiante della cittadina per poi essere incanalato prima in un alveo artificiale e per poi diventare la cosiddetta “roggia dei molini” da cui prendono il nome anche alcune zone come “Borgo Molino”.


DA VEDERE

Duomo di Gemona


Una delle più belle chiese medievali del Friuli sorveglia lo sbocco verso la pianura e Udine della profonda forra scavata nei millenni dalle acque del Tagliamento tra le Prealpi Giulie e i contrafforti delle montagne della Carnia. Costruito a cavallo tra i secoli XIII e XIV, e dedicato a Santa Maria Assunta, il duomo di Gemona è un capolavoro dell’arte romanico-gotica che meriterebbe di essere meglio conosciuto nel resto dell’Italia e in tutta Europa. Nel 1331-32 venne realizzata da Giovanni Griglio in facciata la statua di S.Cristoforo. Maesto Buzeta realizzò il rosone centrale nel 1334-36. La torre campanaria fu costruita tra il 1341 e il 1369 da Nicolò e Domenico Griglio.

Museo della pieve e del tesoro del Duomo

E’ ospitato nella canonica vecchia, edificio costruito nel 1360 dal pievano Giovanni de Recalcatis. Il museo conserva opere di pittura e scultura di autori locali ( dal XII sec. al XX sec.), arredi sacri, codici miniati, parametri liturgici ed una rilevante collezione di oreficeria sacra.

Biblioteca Glemonense “don Valentino Baldissera”

Don Valentino Baldissera morì il 26 giugno 1906 per emorragia cerebrale. Le cronache dell’epoca riferiscono di un’affluenza senza precedenti alle esequie del 28 giugno. Noto come maggiore storico di Gemona e del suo territorio, fu punto di riferimento per chi cercava notizie sulle origini delle propria famiglia. In trent’anni di attività come scrittore ha riordinato l’archivio storico comunale e fondato la civica biblioteca. Pittore, fu lodato anche da Giosuè Carducci che don Baldissera conobbe tramite la pianista Maria Concato. Fu legato pure da un rapporto di amicizia con lo scrittore Antonio Fogazzaro.

Castello di Gemona e Giardini del Castello

Nel periodo della dominazione romana, sul colle del castello di Gemona, si pensa sorgessealmeno una vedetta o un piccolo castellum, infatti i recenti scavi hanno individuato tracce di epoca romana e anche preistorica. Sicuramente un muro di epoca romana è stato individuato. Durante le incursioni Avare i longobardi (611) fortificarono il castrum Glemonae
(menzionato per la prima volta nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono), probabilmentenon fecero altro che ristrutturare quella primitiva opera di difesa.
Nell’XI secolo appare nel luogo una nobile famiglia, col titolo di “domini de Glemona”, forse discendente da una famiglia longobarda. A costoro sarà dovuta l’erezione di un primo maniero; nelle carte del Duecento c’è memoria di due costruzioni contigue, di cui una doveva appartenere al Patriarca castrum domini Patriarchae.
Gli edifici del colle nei secoli subirono molti rimaneggiamenti. I resti attuali ci suggeriscono solo alcune ipotesi di come si presentava in antico l’insediamento. Si presume ci fossero tre torri, almeno nel cinquecento, visto l’ex voto del santuario di Castelmonte e vari edifici. Intorno alla sommità dell’altura correva una cerchia di mura con basse torri di difesa. Con l’avvento del dominio veneziano il castello fu lasciato in abbandono
e se ne usarono le pietre per altre costruzioni.
Dai fianchi della rocca partivano le mura di tutte e tre le cerchie, di cui abbiamo notizia o traccia.
La prima cerchia, costruita probabilmente prima del mille, si appoggiava al dirupo sopra l’Altaneto, raggiungeva gli attuali terrapieni che sostengono il duomo ed abbracciava solo l’antico nucleo abitato intorno a Portuzza. La seconda, voluta e sovvenzionata dal patriarca Bertrando abbracciava anche l’abitato retrostante alle case Elti ed al Municipio, fino alla Piazza Nuova (l’attuale Piazza Garibaldi) e alla Porta del Giunamo (probabilmente sorgeva alla fine della precedente piazza), scendendo poi lungo l’attuale via Liruti e riaccostandosi al Castello; la terza, di cui fino al terremoto si vedevano ancora notevoli tratti, abbracciava la Zuccola, il borgo di Villa, il convento di Santa Chiara, e poi ripiegava davanti al Santuario di Sant’Antonio e ritornava al castello appena sopra l’attuale via Dante. Alla fine del Seicento questa cerchia era ancora tutta visibile con le sue merlature, con le porte, guardate da torri, coi ponti sui fossati. Le mura, che in più punti minacciavano di crollare a causa del tempo e dei terremoti, sono state progressivamente demolite dopo la metà del 1800 e così pure le porte di accesso alla città. Al giorno d’oggi rimane solo Porta Udine. Il castello è andato distrutto con il terremoto del 1976, dal dicembre 2008 sono stati riaperti i giardini pubblici del castello, e dal 2010 si svolgono durante i mesi estivi eventi musicali, culturali e teatrali
nell’ambito della manifestazione Castel Animato, organizzata dalla Pro Glemona.
I giardini del Castello, resi da pochi anni praticabili, sono strutturati a terrazzamenti e percorribili attraverso vialetti, in cui si alternano manti erbosi, alberi ed arbusti. In questa magnifica cornice di tranquillità e pace è possibile godere di una vista panoramica mozzafiato e compiere passeggiate.

Museo Civico di Gemona

Accoglie dipinti di autori veneti e friulani del Quattro e Cinquecento ( Cima da Conegliano, Pellegrino da San Daniele), insieme con opere di produzione oltralpina. L’arte dei secoli successivi è testimoniata dalle opere raccolte in Austria dal pittore Luigi Fantoni. L’esperienze artistiche più recenti sono rappresentate dalle opere di alcuni pittori gemonesi che nell’Otto-Novecento seppero fermarsi con la loro produzione anche al di là dell’amito locale: Raimondo D’Aronco, Giuseppe Barazzutti, Francesco Bierti e molti altri.

Museo “Renato raffaelli”

Opere pittoriche di scuola soprattutto veneta e friulana, la maggior parte risalente al Seicento, oltre ad opere di artisti locali, statue lignee e altri oggetti di valore artistico e storico.

“1976 FRAMMENTI DI MEMORIA” Mostra fotografica permanente sul terremoto

Una serie di istantanee provenienti dagli archivi di alcuni fotografi gemonesi, accanto a testi e testimonianze di filmati, narrano per immagini la storia del sistma del 6 maggio e della ricostruzione, con l’obbiettivo di “conservare la memoria” del terremoto e far emergere ” la drammaticità dell’evento e la forza di un popolo di risollevarsi dalla polvere”.

Laboratorio didattico sul terremoto

Allestito con il supporto scientifico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, non ha precedenti in Italia. Offre la possibilità di un apprendimento multidisciplinare del fenomeno sismico attraverso un approccio fortemente interattivo e partecipativo. Fa parte di un percorso territoriale sul terremoto in Friuli comprendente oltre alla mostra fotografica “1976 Frammenti di Memoria”, la mostra fotografica “Tiere Motus” di Venzone, e una serie di itinerari nel territorio del gemonese.

Santuario di Sant’Antonio

Il Santuario è considerato il primo al mondo ad essere dedicato al santo di Padova. La tradizione vuole che sia stato edificato da San Antonio come sacello dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. Annesso al Santuario c’è anche il convento dei Frati Minori. Il Santuario è stato ricostruito con linee moderne e conserva al suo interno i ruderi della chiesetta duecentesca eretta dal Santo stesso in onore della Madonna. Importanti le opere dell’artista udinese Arrigo Poz, come pure i resti della cella del Santo e la preziosa collezione di ex voto.

Ferrovia Willy

Apertura: da aprile ad ottobre ogni prima e terza domenica del mese, dalle 10.00 alle 18.00
INGRESSO: gratuito
Mini ferrovia immersa nel parco dell’hotel. L’hotel infatti è dotato di un giardino e da un vasto parco di circa 1.500 mq avente, oltre a giochi per i più piccoli, una locomotiva a vapore, un locomotore anni 30° e un aereo G91Y. Il parcheggio molto ampio può accogliere fino a 150 automobili e 10 pullman.

Ecomuseo delle Acque del Gemonese

L’Ecomuseo delle Acque ha sede nel Mulino Cocconi di Ospedaletto di Gemona.
La struttura ospita il Museo dell’arte molitoria, un centro di documentazione su acque e territorio ed un laboratorio didattico per le scuole. Questa struttura propone un modello di gestione del territorio che interpreta, conserva e valorizza i tanti siti naturali (sorgenti, laghi, fiumi e torrenti) e le altrettanto numerose manifestazioni della cultura materiale ( rogge, mulini, lavatoi) che nel Gemonese costituiscono un vero e proprio sistema. Al progetto ecomuseale aderiscono con apposite convenzioni, oltre a Gemona, i comuni di Artegna, Buja, Majano, Montenars e Osoppo.

NATURA

Tagliamento
Lago minisini


Il lago Minisini è un piccolo specchio d’acqua situato presso la frazione Ospedaletto in comune di Gemona (UD), in Friuli-Venezia Giulia.
Questo lago sta subendo un processo di interramento a causa dell’apporto di sedimenti di un ruscello tributario denominato Rio del Giago. La fase di impaludimento della zona ha creato un particolare ambiente umido divenuto luogo di riproduzione per anfibi.
Nel corso del 2010-2011 le autorità stanno procedendo ad un’opera di sistemazione del lago per evitarne il totale interramento.

Monte chiampon

Il monte Chiampon è probabilmente l’emblema di Gemona, la città che venne duramente segnata dalle scosse di terremoto del 1976. In paese si dovette rifare quasi tutto, ma il duomo Romanico/Gotico sopravvisse miracolosamente alle scosse, neanche volesse simboleggiare la caparbietà del popolo friulano, il quale non si perse d’animo ed iniziò subito la ricostruzione. Il paese tornò così a rivivere e le ferite del monte Chiampon vennero in parte cicatrizzate utilizzando quantità ingenti di cemento. Queste devastazioni inferte dalle azioni sismiche furono di tale portata da risultare visibili ancora oggi, nonostante i vari interventi effettuati per contenerne l’impatto. Il tempo trascorso gioca comunque a favore della natura, che pazientemente sta riappropriandosi di un ambiente dall’indiscutibile valore paesaggistico. L’ascesa al monte Chiampon richiama diversi escursionisti e può definirsi una mèta classica nelle Prealpi Giulie; la felice combinazione di vedute apprezzabile dalla cima giustifica appieno la sua scalata, nonostante il sentiero presenti passaggi impegnativi che richiedono movimenti sicuri, soprattutto in discesa.

Monte Cuarnan


La fascia prealpina friulana può essere vista come una lunga serie di balconi panoramici, da cui le vedute non di rado includono molte delle variabili paesaggistiche caratterizzanti la regione; è come se le montagne si adoperassero a demarcare il confine tra mondi diversi, consentendo al tempo stesso che ne vengano carpite le sfaccettature. Dall’alto tutto appare sotto una luce diversa, tale da conferire fascino a scorci che altrimenti non verrebbero notati. L’altitudine media di questi rilievi può apparire modesta se riferita al mero aspetto numerico, ma è più che sufficiente per regalare emozioni a chi decide di ascenderne i versanti meridionali, soprattutto nelle terse giornate d’inverno. Il Cuarnan non fa eccezione: è uno dei luoghi in grado di soddisfare le premesse sopra esposte, unendo però a queste ultime aspetti che superano il semplice approccio escursionistico, come testimoniato (tra l’altro) dalla tabella posizionata nel portico della chiesetta del Redentore, cioè il manufatto che occupa la sommità del monte.

Sella San Agnese


Da Gemona si segue la direzione Monte Cuarnan fino alla borgata Gleseute e oltre questo abitato si sale su una evidente strada bianca sull’argine artificiale del torrente Vegliato. Oltre il greto si imbocca una mulattiera che sale fino al km 4, metri 430, in prossimità della Sella di Sant’Agnese, dove si osserva una chiesetta votiva realizzata in occasione del terremoto del Friuli.
Si scende per poco, circa 300 metri, e poi si risale lungo un sentiero che sale in modo significativo (spesso è nascosto dai boschi) fino ad una balconata panoramica, un pianoro panoramico su una propaggine del Monte Cumieli.

Monte Ercole e Monte Cumieli

Il monte Cumieli è una piccola elevazione che sorge sulla sinistra orografica del Tagliamento all’altezza di Ospedaletto. Data la semplicità dell’accesso il monte è una meta assai frequentata particolarmente nella stagione primaverile. La vetta, assai panoramica, è raggiungibile tramite una breve deviazione dalla strada sterrata che unisce Ospedaletto alla sella di Sant’Agnese.

Il Ledra e la Macile

ABITANTI E SUPERFICIE

Abitanti: 11.241
Quota sul livello del mare (Municipio): 272 m
Superficie: 56 Kmq
Località e Frazioni: Campagnola, Campo Lessi, Campo Taboga, Gemona, Godo, Maniaglia, Ospedaletto, Piovega, Stalis

FOTO

APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Epifania del Tallero (6 Gennaio)


Per tradizione il 6 gennaio a Gemona del Friuli si rinnova la celebrazione dell’antica usanza che affonda le sue radici nel medioevo : l’Epifania del Tallero.
Nello scenario tipicamente medioevale di via Bini, il corteo storico, al suono dei tamburi che cadenzano l’incedere delle dame e dei cavalieri, accompagna il Sindaco fino al Duomo di Santa Maria Assunta, dove ha luogo la Messa.
Durante la funzione religiosa la Comunità Civile, rappresentata dal Sindaco, offre alla Chiesa, nelle mani dell’Arciprete, un dono concreto rappresentato da un tallero d’argento, come segno di sottomissione del potere temporale a quello spirituale. La cerimonia è ricca di gesti rituali, che sono praticamente rimasti immutati fino anoi, e sono gli stessi che la Magnifica Comunità di Gemona ha compiuto per secoli e secoli.
La consegna del Tallero nelle mani del Capitano del Popolo, il corteo dei nobili nei loro ricchi abiti accompagnati dal suono dei tamburi e scortati dal drappello delle guardie, l’animazione medioevale e l’esibizione di musici nelle suggestive vie del centro storico sono un’ulteriore motivo di interesse per le persone amanti del periodo medioevale e attente a questa secolare tradizione.

Tempus est Jocundum (Agosto)


Nato in sordina fra un piccolo gruppo di appassionati, questo appuntamento è divenuto con l’andare degli anni un punto di riferimento per la maggior parte delle manifestazioni simili in regione. L’unicità della manifestazione è data dallo svolgimento serale. Nel centro storico, grazie alla fioca illuminazione di torce e fiaccole, si crea un’atmosfera fuori dal tempo ed il pubblico diventa non semplice spettatore, ma “attore” partecipe. Le animazioni teatrali e i giochi
riescono a coinvolgere attivamente lo spettatore con taverne, mercati, botteghe artigiane, musiche e giochi medioevali, gogne, predicatori e flagellanti, saltimbanchi, mangiafuoco, cavalieri e dame, mendicanti alchimisti e maghe. La parata in costume e i tamburatori insieme agli spettacoli teatrali nella piazza del Duomo rendono l’atmosfera davvero magica. Nelle taverne è possibile mangiare porchetta, bruschette con formaggio fuso e salsa ai carciofi, fagioli e carne alla griglia bagnati da birra o vino speziato

Gemona, Formaggio e.. Dintorni (Novembre)

La manifestazione della Pro Glemona, nata per promuovere i prodotti lattiero-caseari delle latterie turnarie e più in generale le prelibatezze gastronomiche tipicamente friulane, si svolgerà come sempre nel centro storico della località pedemontana: qui verranno distribuiti vari punti di degustazione e decine si stand, anche di espositori provenienti da fuori regione o dalle nazioni confinanti.
Numerosi, al solito, gli eventi collegati, ivi comprese la cerimonia di premiazione del concorso “Gemona, paese in forma”, le dimostrazioni pubbliche di come si lavora il formaggio, le visite guidate, le mostre e tanto altro ancora.


 
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